Umbria in voce terza edizione

Oggi mi sento di tornare coi piedi per terra, dopo giorni in cui volavo. Tre anni fa ho avuto questa intuizione, creare un festival in cui le persone fossero avvicinate all’uso della voce attraverso seminari esperienziali aperti a ogni livello. Nella poesia, nella narrazione, nel canto. La voce a tutto campo insomma. La terza edizione si è conclusa e posso dire adesso che è stata un vero successo, al di là di ogni più rosea aspettativa. Credo che questo sia dovuto in gran parte al fatto che in mancanza di vere comunità oggi molte persone più sensibili (io li chiamerei “ricercatori dell’umanità perduta”) cercano di vivere esperienze formative, belle, allegre, profonde, insieme ad altri, in un clima di accoglienza e di autenticità, per uscire dall’isolamento e trovarsi per davvero, a fare cose concrete come cantare. C’è stata tanta bellezza. Ho visto tanti visi ravvivarsi, colorarsi, ho sentito voci profonde, voci che avevano bisogno di gridare, voci che volevano cantare, voci sottili che volevano trovare lo spazio per farsi sentire. Sento che stiamo andando nella giusta direzione, sempre naturalmente in ascolto del vento…quindi come sa chi mi conosce, pronta a cambiare...
La voce oltre i confini della voce (appunti per Ozi d’autore)

La voce oltre i confini della voce (appunti per Ozi d’autore)

Nel motore di ricerca google ho digitato: voce oltre i confini. La prima pagina che si apre parla di integrazione. Poi c’è Ozi d’autore, il titolo di questo mia piccola esperienza qui. Poi una pagina su un mantra, un concerto di Josè Carreras, un festival per cantanti emergenti. Oltre i confini sembra molto vago quindi, non è un approccio che delinea precisamente un percorso, un obiettivo, un ambito. Sono entrata dunque nella pagina che parla di integrazione, perchè mi sembrava l’unica che offrisse qualche spunto e infatti e ho trovato questa frase, di un maestro di coro: “Cantare in coro è espressione di integrazione rispetto reciproco e accoglienza. Dall’antichità la musica e il linguaggio dei suoni hanno potuto esprimere il simbolo del rispetto dei diritti umani, unire e creare accordi. La musica e il linguaggio dei suoni hanno il potere di alleviare le sofferenze dell’intera umanità”. Bello! E’ quello che volevo dire io, quando ho messo questo titolo al mio intervento? L’integrazione è un superamento di confini? Da sola basta oppure ci vuole anche l’empatia, quindi attraversare i confini per andare verso l’altro. Il canto può aiutare, può veramente arrivare dove il dialogo fallisce? Forse. Ma addentrandomi meglio nel significato profondo della parola confine, mi trovo a fare i conti con ben altri confini, stanno dentro di me e non sarei sincera se non ammettessi di averne. Mi confino in me quando mi irrigidisco nelle mie convinzioni, e lo faccio più volte al giorno. Mi confino quando penso di essere così e cosà. E ti confino quando delimito il tuo modo di essere dentro le mie etichette. E confino...

Umbria in Voce!

Un sogno che si realizza… “ Un sogno che si realizza, un’idea diversa di evento, non passivo ma partecipativo, che fa muovere le persone, le stimola, le fa uscire. Il tema della voce è un tema universale, che ci riguarda tutti e non è prerogativa di chi la usa per cantare. Scoprire le potenzialità della voce è un viaggio dentro noi stessi che non finisce mai di stupirci. Umbria in Voce torna per la seconda edizione, con un programma ricco di eventi interessanti. Si svolge a Gubbio dal 25 al 27 novembre un festival a dimensione umana, che vuole avvicinare le persone alla conoscenza del meraviglioso strumento “voce”. Non solo quindi appassionati di canto, ma sperimentatori, curiosi, persone in percorsi di evoluzione e crescita, educatori, esperti della relazione d’aiuto. Un’occasione che si distingue sin dal suo esordio per la qualità delle proposte formative in ambito vocale, tutte centrate su un approccio olistico e inclusivo. La voce come esperienza, come frutto di incontro e di stupore, grande protagonista nella comunicazione. La voce nel canto, nella poesia, nella narrazione, nella lettura. La voce che cura, di cui occorre prendersi cura. Quest’anno infatti Umbria in Voce promuoverà le buone pratiche vocali attraverso un opuscolo a carattere divulgativo che avrà diffusione nelle scuole primarie di secondo...

Analisi di una canzone. “Nessuno” raccontata da Claudio Zonta

https://musicantoblog.wordpress.com/2016/05/14/303/ Med Free Orkestra un progetto musicale e non solo. Il nome già condensa l’idea che soggiace in questo nuovo modo di pensare la musica: il Mediterraneo, ossia uno dei più grandi bacini culturali dell’Occidente; Free, come luogo aperto, dove lo sguardo si possa perdere all’orizzonte, libero da muri e pregiudizi, in cui si possa fare una musica senza frontiere e confini; Orkestra, con quella “k” che richiama la contestazione, l’occupazione, la protesta per le tante ingiustizie che si sperimentano quotidianamente. Se al Concerto del 1 maggio del 2015 è stata una sorpresa, quest’anno sono stati una miscela esplosiva (tra le più belle performance di tutta la giornata). La Med Free Orkestra non è solo un ensemble multiculturale, sebbene abbia la presenza di 15 musicisti di cinque Paesi, tre continenti e cinque lingue diverse, ma più specificatamente è interculturale, in quanto l’esito della loro musica è nuovo, una miscela di differenti esperienze culturali e musicali che scaturiscono in un stile non ancora sentito, un linguaggio musicale personale, in cui musica popolare, pop, rock, orientale, si fondono e si alimentano reciprocamente. L’ultimo lavoro musicale della Med Free Orkestra si intitola “Tonnosubito”, un album in cui si mescolano canzoni dai toni goliardici (Marika), danze di carattere etnico e popolare (Balla), canzoni dai ritmi africani un (Kemo Sanyang… pezzo che parla dell’africa e del Re della Guinea Bissao) e molto altro… In tutto l’album la sezione fiati conferisce energia e potenza; le percussioni africane affidate al senegalese Ismaila Mbaye e quelle arabe e indiane Daniele Di Pentima formano un insieme che ben si armonizza senza perdere la specificità; la Kora di Madya...

Le mie canzoni per la Med Free Orkestra!

Sabato 2 aprile all’Auditorium di Roma il gruppo multietnico Med Free Orkestra, capitanato da Francesco Fiore e dove spiccano la voce di Sara Jane Ceccarelli e la chitarra di suo fratello Paolo, presentano il nuovo album “Tonnosubito”. Ho il piacere e l’onore di avere scritto tre canzoni in questo lavoro, “Balla”, “Nessuno” e “Meglio cantare”. Non vedo l’ora di sentirle suonare dal vivo da questi musicist di tutto il mondo. L’anteprima che ho avuto in gran segreto rivelava un gran bel lavoro. Bello scrivere canzoni che altri canteranno e suoneranno, specialmente per gruppi impegnati e con contenuti alti come l’integrazione e l’accoglienza.    ...
A lezione con Jonathan Hart

A lezione con Jonathan Hart

Luglio 2015. Seminario Internazionale con Jonathan Hart, Malérargues, Francia. Appunti Quando accade il canto? Accade quando si riceve e si crea il miracolo del dare. Un accadere non è provocato, in qualche modo il canto possiede chi canta, e questo un maestro deve essere in grado di riconoscerlo. Chi è posseduto dal canto vive tra coscienza e incoscienza, tra essere, non essere, sentire, agire, lasciarsi agire. Seguire le sensazioni interne porta a esprimere questo atto incantato e a restituire il dono. Se questo succede lo scambio energetico è profondo e potente, tra chi canta, chi ascolta, l’ambiente, l’aria, ogni elemento presente. In questo tipo di ricerca vocale ognuno porta se stesso e nient’altro. Non c’è neanche la musica. La musica viene dopo la voce, è una relazione imprescindibile ma partire da questa relazione a volte complica l’affiorare (o il riaffiorare) del soffio infantile, dell’estasi canora lungamente repressa, collocata al centro del sistema corpo-mente-anima. Essere nel suono e non nel “canto” scinde l’Io dal piacere di cantare. Si entra in una dimensione diversa del piacere, meno egocentrata. Perchè la ricerca del piacere è uno dei possibili livelli, forse il più superficiale (e non per questo sbagliato o illegittimo). Se però andiamo più a fondo comprendiamo che a un livello diverso esiste un altro tipo di piacere, più connesso con la parte evoluta del nostro sistema, più simile appunto all’estasi. Stare negli spazi che la voce offre, che sono dimensioni filosofiche, psicologiche e spirituali di una ricerca sull’uomo, significa tornare a conferire al canto la dignità sacra che ha perduto. Fuori da quella non accade nulla, solo sterotipi vuoti, divieti, appiattimenti...