27629028_1528300730598377_3756026457612375856_oIeri sera, 8 febbraio 2018, sono stata invitata a tenere una “lezione”, o piccola conferenza, o insomma, a parlare in questo salotto intimo e vivace di Rosella de Leonibus, psicoterapeuta e formatrice molto nota e apprezzata, da me in primo luogo. La stanza era stracolma, non me l’aspettavo, tanto che avevo preparato dei foulards per far fare un’esperienza con la voce a occhi chiusi e al buio, ma erano pochi, così con santa pazienza mi sono messa, con l’aiuto di Andrea, a tagliuzzare i fazzoletti. E’ stato buffo, ognuno voleva un colore diverso, c’era chi detestava il rosa (com’è possibile! mi domando, io l’adoro…il rosa nella mia vita non può mai mancare). Ho raccontato la mia storia con la voce, e mentre parlavo mi si sono chiarite molte cose, è stato veramente interessante scoprire che sono felice, sono felice di far cantare le persone, che è un lavoro nobile, una missione in un certo senso, anche se non voglio incensarmi, mi pare un lavoro bellissimo. Ricordo che una volta Kaya Anderson, l’insegnante che di più mi ha ispirata nella mia formazione, disse che il suo era il lavoro più bello del mondo. E lo diceva con gli occhi azzurrissimi da bambina, aperti verso il mondo e pieni di vita anche a ottant’anni. Le belle persone che ho incontrato ieri mi guardavano e io pensavo, ma veramente vogliono sapere qualcosa da me? E io? Cosa so? Io non so niente, io ascolto le voci, le coccolo, le aiuto a uscire. A un certo punto mi è stato chiaro, durante questa esperienza molto gratificante da un punto di vista personale e professionale, che quello che vado intercettando è un bisogno di dire, di esprimere, un bisogno di verità, di libertà, di umanità, che il mondo “rappresentato” dai media non potrà mai colmare, mai. Esserci, essere voce, è ancora una dimensione di sangue che scorre, di vita reale. Ho iniziato a parlare ieri citando Elisa Benassi, che non conosco personalmente, ma della quale seguo il lavoro da lontano da molto tempo. Lei dice: “la voce oltre ad essere un accadimento sonoro che ci esprime è una potentissima leva di armonizzazione interna. Con la voce è possibile esplorare tutto il corpo e chiamare alla vibrazione le zone meno vitali. Una nuova qualità del suono informa tutto il sistema nervoso dell’avvenuta integrazione schiudendo uno stato di benessere che si afferma su vari piani: fisico, emotivo, relazionale, esistenziale.” E allora, guidata da questa leva invisibile e non tangibile ma concretissima, ho fatto bendare tutte queste persone e insieme, in un attimo, siamo entrati in una esplorazione in cui tutto il corpo è stato chiamato a vibrare e a espandersi, a rivitalizzare zone dimenticate e assenti.