Oggi mi sento di tornare coi piedi per terra, dopo giorni in cui volavo. Tre anni fa ho avuto questa intuizione, creare un festival in cui le persone fossero avvicinate all’uso della voce attraverso seminari esperienziali aperti a ogni livello. Nella poesia, nella narrazione, nel canto. La voce a tutto campo insomma. La terza edizione si è conclusa e posso dire adesso che è stata un vero successo, al di là di ogni più rosea aspettativa. Credo che questo sia dovuto in gran parte al fatto che in mancanza di vere comunità oggi molte persone più sensibili (io li chiamerei “ricercatori dell’umanità perduta”) cercano di vivere esperienze formative, belle, allegre, profonde, insieme ad altri, in un clima di accoglienza e di autenticità, per uscire dall’isolamento e trovarsi per davvero, a fare cose concrete come cantare. C’è stata tanta bellezza. Ho visto tanti visi ravvivarsi, colorarsi, ho sentito voci profonde, voci che avevano bisogno di gridare, voci che volevano cantare, voci sottili che volevano trovare lo spazio per farsi sentire. Sento che stiamo andando nella giusta direzione, sempre naturalmente in ascolto del vento…quindi come sa chi mi conosce, pronta a cambiare direzione.

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